Le pietre parlano. Anche se a volte e' necessaria tutta la passione dell'uomo. Corbella, il ''castrum'' riscoperto nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, ne e' un esempio
Le pietre parlano. Anche se a volte e' necessaria tutta la passione dell'uomo. Corbella, il ''castrum'' riscoperto nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, ne e' un esempio. Abbandonato agli inizi del XIV secolo, il piccolo borgo distante 4 chilometri a nord di Cicerale era, fino a qualche tempo fa, un intrico di piante incolte dalle quali svettavano malinconici tratti di mura che avrebbero fatto la gioia dei viaggiatori del Grand Tour, in cerca di paesaggi da immortalare nei loro schizzi romanticamente struggenti e pieni di nostalgia per un passato che non ritorna. Ma non certo per la gioia di Pasquale Giuliani, lo storico locale che, al contrario, in questi anni si e' gettato a capofitto in una impresa dal sapore della sfida, quella di liberare il passato di Corbella (ovvero ''cima tondeggiante'', da un fonema di probabile derivazione osca) da rovi e sterpaglie. ''Quando cominciai a studiare la storia del sito - racconta Giuliani - mi resi conto che la vicenda di Corbella era ben piu' antica di quanto le fonti lasciassero intendere. E questo mi ha spinto a non mollare''. 52 anni, trascorsi napoletani, prima di ''rifugiarsi'' a Cicerale in cerca di una realta' a dimensione d'uomo (come ama ripetere), Pasquale Giuliani passa gran parte del tempo diviso tra gli ulivi della sua coltivazione e gli studi di storia locale, tra i quali da sei anni tiene banco Corbella. ''Fino all'intervento di recupero del sito - continua Giuliani - si sapeva che il luogo era un centro fortificato ascrivibile ad epoca normanna e prima ancora longobarda''. Prima dell'opera di recupero, del suo abitato, che si sviluppava intorno alla chiesa dedicata a San Nicola, alle pendici del monte Battaglia, restavano poche tracce del perimetro della chiesa e parte dell'abside, mentre qualche rudere piu' significativo faceva capolino sulla cima del monte, tra le sterpaglie, nel luogo in cui sorgeva il castello. ''In origine, il borgo era un formidabile centro fortificato che si estendeva per circa sei ettari, cinto da mura a forma triangolare e dal quale era possibile controllare le principali vie di accesso comprese tra la Piana del Sele, il fiume Alento, la valle del Calore e la Lucania. Non e' un caso che ad appena mille metri in linea d'aria da qui, Federico II fisso' il suo accampamento in attesa di soffocare nel sangue una congiura ordita contro di lui da alcuni feudatari di Capaccio. Durante l'alto medioevo vi abitavano all'incirca trecento persone, tra donne, bambini e soldati''. Un pezzo di storia che divenne muto all'improvviso, durante la Guerra dei Vespri, tra il 1300 e il 1301, quando il castrum fu raso al suolo, sparendo dalle carte geografiche. ''Da allora, e fino all'inizio dell'opera di recupero, Corbella e' stato un 'locus' in bilico tra sogno e realta'. Gli scarni frammenti del suo passato, contribuivano ad accrescere il senso di astrattezza che dominava l'immaginario della gente di queste parti''. Ma il lavoro di ricerca prima, l'opera di recupero poi, hanno contribuito a gettare nuova luce. ''Sono emersi elementi del tutto inattesi. Oggi posso dire con buona dose di sicurezza che la storia di Corbella e' molto piu' antica. Il castrum, cioe', era gia' attivo in epoca greco-lucana, e la pianta dell'attuale centro probabilmente grava su quella di epoca classica''. Ma c'e' di piu'. Durante i lavori di risistemazione, condotti grazie all'intervento della Comunita' Montana Alento-Montestella, e' venuto alla luce un monolito, ''che testimonierebbe una origine preistorica di Corbella. Sarebbe la dimostrazione che, prima del XIV secolo, il luogo e' stato abitato per migliaia di anni, senza soluzione di continuita'''. Oggi, dopo sei anni di duro lavoro, le pietre di Corbella sono tornate a parlare. Un sentiero che dalle pendici del Monte Battaglia si inerpica su su fino in cima, guida alla visita del sito, finalmente visibile in tutte le sue evidenze materiali. ''Grazie all'opera di recupero, e' possibile 'leggere' per la prima volta dal Trecento la planimetria della Cappella di San Nicola, intorno alla quale si condensava la vita civile. Inoltre, sono stati liberati dai rovi anche i ruderi del castello che dominava l'intera valle circostante, come pure buona parte della cinta muraria''. Per raccontare le fasi di recupero, Giuliani ha organizzato, in collaborazione con la giornalista Maria Pia Morra, una mostra fotografica presso la sede della Provincia di Salerno. Scatto dopo scatto, c'e' la storia della rinascita di Corbella. ''Tra le immagini... il racconto, la storia'', questo il titolo della mostra che restero' aperta fino al 19 novembre prossimo. ''Una mostra completamente autofinanziata dal sottoscritto'' conclude Giuliani. L'idea, a questo punto, e' di realizzare insieme al comune di Cicerale, alla Comunita' montana, al Parco nazionale, a provincia e regione, un parco storico-ambientale inserito nel suggestivo scenario del territorio di Cicerale, patria del cece, dominato dalla macchia mediterranea che prospera nel fondovalle dell'Alento e sui declivi delle montagne circostanti.
04/11/2005 15:09
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Fonte: "Ansa.it" del 4/11/2005.