E portarla al 10 per cento come l'Iva delle imprese turistiche
Una delegazione della Fiba Federazione italiana balneari, aderente alla Confesercenti, ha incontrato il presidente della Commissione finanze del Senato, Riccardo Pedrizzi chiedendo un intervento del Governo diretto a ridurre l'aliquota Iva per i servizi di spiaggia. "Il settore degli stabilimenti balneari ñ ha detto Renato Papagni, presidente nazionale della Federazione - sta rappresentando sempre di più la componente fondamentale per il rilancio dell'offerta turistica del nostro Paese ma, a differenza degli altri segmenti imprenditoriali coinvolti, quali alberghi, campeggi, villaggi turistici, pubblici esercizi, che scontano un'aliquota Iva del 10 per cento, viene ancora assoggettato ad una aliquota Iva pari al 20 per cento". Un principio che appare fortemente discriminante nel momento in cui la stessa nuova legge di regolamentazione del settore turistico ha finalmente riconosciuto l'azienda balneare quale impresa turistica a tutti gli effetti, ed il cui peso condiziona in negativo i prezzi dei servizi di spiaggia che i concessionari delle località balneari non riescono più a mantenere competitivi nell'ambito del mercato europeo. Il senatore Pedrizzi ha pienamente recepito le motivazioni presentate dai dirigenti della Fiba, assicurando la massima attenzione del Governo sui problemi sollevati, pur dichiarandosi perplesso sulla copertura da adottare, a seguito degli oneri derivanti dalla eventuale riduzione dell'aliquota Iva, che implicherebbe, per lo Stato, una mancata entrata erariale di circa 70 milioni di euro. "La parificazione dell'aliquota Iva degli stabilimenti balneari ñ ha concluso Papagni ñ a quella delle altre attività turistiche, nella misura del 10 per cento, consentirebbe una diminuzione dei prezzi dei servizi prestati nell'ambito della balneazione con un aumento del volume d'affari complessivo e di un corrispondente incremento occupazionale". |